July 1, 2026
chi sono
Content

Sono un professionista che da sempre intreccia il lavoro sul campo con la riflessione critica, la consulenza pedagogica con la progettazione sociale, l’azione educativa con la ricerca. Mi muove una convinzione profonda: il mondo contemporaneo è un sistema complesso, attraversato da trasformazioni rapide e spesso difficili da decifrare. È proprio questa complessità a rappresentare, ogni giorno, la sfida più urgente e affascinante.
Per questo il mio percorso professionale si costruisce nell’incontro tra più dimensioni: l’esperienza nella Fondazione Ernesto Pellegrini ETS, la collaborazione con l’Università degli Studi di Milano-Bicocca e la mia attività da libero professionista. Tre mondi differenti ma connessi, che mi permettono di avere uno sguardo ampio e stratificato, capace di cogliere le sfumature, le contraddizioni e le potenzialità che abitano i contesti sociali ed educativi. Un modo per continuare a ridisegnare – insieme agli altri – lo sguardo con cui osserviamo esperienze, organizzazioni, luoghi e persone.
Appassionato e studioso dei movimenti giovanili dal dopoguerra a oggi, sono sempre alla ricerca di storie, pratiche e linguaggi che sappiano raccontarmi qualcosa di nuovo sul mondo e su come abitarlo. A guidarmi, in questo viaggio, sono le mie passioni: le culture giovanili, la pedagogia, il mondo nerd, i giochi di ruolo, i TCG, i fumetti, gli anime e tutte quelle forme narrative che, spesso considerate marginali, sanno invece diventare straordinari linguaggi educativi, relazionali e immaginativi.
Credo nella potenza del gioco di ruolo come spazio di racconto, sperimentazione e trasformazione: un luogo in cui immaginare vite possibili, attraversare conflitti, allenare l'empatia e costruire significati condivisi.
Negli ultimi cinque anni ho scelto di orientare sempre più la mia attività da libero professionista verso il lavoro con gli adolescenti e i giovani, concentrandomi sui luoghi in cui le loro biografie prendono forma, si intrecciano e talvolta si scontrano con la complessità del presente. È in questi spazi di confine, dove identità, relazioni e futuro vengono continuamente negoziati, che oggi riconosco uno dei contesti più significativi del mio lavoro pedagogico.
In questi anni ho accompagnato percorsi di formazione e supervisione pedagogica per diverse cooperative sociali del territorio milanese, collaborando in modo particolare con Cooperativa EQUA, con la quale condivido una visione della cura educativa fondata sulla riflessività, sulla costruzione di comunità professionali e sulla ricerca continua di senso. Parallelamente svolgo il ruolo di supervisore pedagogico di cinque équipe educative di Centri di Aggregazione Giovanile della provincia e della periferia milanese, tutti gestiti dalla Cooperativa Sociale Arti e Mestieri Sociali, realtà con cui condivido una profonda sintonia culturale e pedagogica. A queste esperienze si affiancano attività di supervisione, formazione e consulenza rivolte ad altre organizzazioni educative e del terzo settore, nella convinzione che gli educatori abbiano bisogno, prima di tutto, di luoghi in cui poter pensare insieme il proprio lavoro.
Negli ultimi due anni, però, il mio percorso professionale ha incontrato una strada che non avevo previsto. L'ingresso di mio figlio decenne nel mondo nerd ha risvegliato una passione che apparteneva alla mia adolescenza/gioventù e che, nel tempo, era rimasta silenziosamente sullo sfondo: quella per il gioco, per i giochi di carte collezionabili e, soprattutto, per i giochi di ruolo.
Quella che inizialmente è stata un'esperienza condivisa tra padre e figlio è diventata, quasi senza accorgermene, anche una nuova lente attraverso cui osservare il mio lavoro educativo. Ho iniziato a riconoscere nel gioco molto più di un passatempo: uno spazio culturale, relazionale e narrativo capace di parlare ai giovani con un linguaggio sorprendentemente autentico; un ambiente in cui sperimentare identità, affrontare conflitti, costruire appartenenze e immaginare possibilità.
Come spesso mi accade, quando una domanda continua ad accompagnarmi troppo a lungo non riesco a lasciarla soltanto sul piano della riflessione. Ho bisogno di trasformarla in ricerca, di metterla alla prova nella pratica e di darle una forma concreta. È così che è nato un nuovo progetto, VITE, che oggi occupa buona parte delle mie serate e delle mie notti, trovando spazio tra l'università, la libera professione e la direzione della Fondazione Ernesto Pellegrini Onlus, che proprio quest'anno ha avviato un secondo importante progetto sociale dedicato alla città di Milano.
In fondo è sempre andata così: le idee che resistono nel tempo finiscono inevitabilmente per trasformarsi in esperienze da costruire insieme agli altri.
E quando le mie passioni non bastano, mi affido ai consigli di mio figlio di 10 anni, alle intuizioni di quello di 5, e a una colonna sonora hip-hop che continua a tenermi in movimento, curioso e in ascolto del mondo.